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«Non basta essere bravi: bisogna far sorridere»

Intervista a Marco Aimone di Elena Del Santo
Tratto da: La Stampa del 12 febbraio 2005

Per lui, i bari non hanno segreti. Ama le truffe (dichiarate però), e si diverte a far cadere gli spettatori nelle trappole dell’inganno, mixando trucchi e psicologia. I suoi colleghi dicono che con le carte in mano fa miracoli. Riesce a ridurle in poltiglia e poi a farle comparire, come nuove, nelle tasche di uno spettatore qualunque. Riesce, lanciandole in aria, a recuperare dal mazzo i quattro assi. Più veloce della luce.

A differenza di tanti «apprendisti maghi», Marco Aimone, 38enne torinese, è prestigiatore di professione, «un mestiere che da sempre mi affascina, per la capacità della magia di stravolgere il pensiero logico, di correre in parallelo con i nostri schemi mentali, quasi a spingerci in un’altra dimensione». Mastica magia da quando aveva 16 anni e adesso è un accreditato maestro di «close-up», una tecnica la cui vicinanza con lo spettatore non ammette incertezze. «E più sei vicino al pubblico, più diventa difficile ingannarlo. Ma è proprio questo il bello della sfida». Il numero chiave del repertorio? «La manipolazione e le illusioni da palcoscenico - spiega -. Da qualche tempo però sto proponendo la magia brillante, quella che si avvicina al cabaret». Perché «I gusti del pubblico sono cambiati e oggi alla bravura viene chiesto di associare il divertimento, insomma bisogna anche far ridere. Un po’ come hanno fatto Raul Cremona e Mago Forrest che nascono come prestigiatori, anche se pochi lo sanno».

Gli ingaggi non mancano, Marco viaggia sulle navi ad intrattenere il pubblico, presenzia a serate e convention, in Italia come in Europa. La celebrità, quella che ti catapulta nello show-business però, non ha ancora bussato alla sua porta: «È un mestiere duro che, come sempre capita nel mondo dello spettacolo, vive fasi alterne di popolarità. Io però ci credo, sono spinto dalla passione e non finisco mai di studiare. Se il successo tarda ad arrivare, pazienza, a me interessa soprattutto migliorare e ampliare le mie conoscenze in materia» confida. «Quando sono in pausa - dice - mi butto sui libri, cerco di elaborare nuovi giochi, magari rispolverandoli da vecchi volumi e aggiornandoli. L’allenamento poi, è continuo, come fossi un pianista, se salti due giorni già le tue mani perdono elasticità. Da quando ho iniziato, posso dire di non aver mai saltato un giorno di pratica». Quali sono le caratteristiche per diventare un buon maestro dell’illusione? «Sono tre: buona manipolazione, buona memoria e… non mi ricordo la terza…».

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